Il Papa incontra il Mondo della Scuola, i ragazzi dell’Istituto Marcelline conquistano le pagine de “L’Avvenire”

(In foto, i ragazzi dell’Istituto di Cultura e di Lingue Marcelline di Foggia a Roma in occasione dell’incontro del Papa con il Mondo della Scuola). Sono partiti all’alba da Milano […]

(In foto, i ragazzi dell’Istituto di Cultura e di Lingue Marcelline di Foggia a Roma in occasione dell’incontro del Papa con il Mondo della Scuola). Sono partiti all’alba da Milano dove frequentano l’istituto Gonzaga. “Sono qui per ascoltare dal Papa parole che mi possano aiutare a capire il mio stare a scuola”, dice Leopoldo. “Sicuramente ci serve un incoraggiamento. Ho amici che vanno alla scuola statale. Non sono venuti a Roma ma qualcuno mi ha chiesto di raccontargli al ritorno”, aggiunge Jacopo. “Dal Papa mi aspetto parole che mi aiutino anche al mio essere cristiano. Un giovane cristiano nella scuola”, riprende Luca. “È importante questi aspetto – aggiunge Pietro – perché mi aspetto di sentire proprio parole che mi aiutino nel mio essere cristiano, giovane e studente”. E “speriamo di sentire parole che presentino la scuola non solo come il luogo dei voti. Ma dove crescere come persona. Credente e non”, commenta Leonardo.
“Mi aspetto grandi cose. Sono emozionata e mi attendo altre emozioni ascoltando tra poche ore il Papa”. Benedetta frequenta l’istituto delle Suore Marcelline in piazza Tommaseo a Milano. “Il Papa è un grande dono per la Chiesa e anche per noi giovani”.
“Come genitori ci aspettiamo parole di grande entusiasmo e sostegno”. Antonella e Alberto con i loro figli Nicola e Rosamaria sono partiti a mezzanotte da Foggia con la scuola delle Marcellino. “Siamo impegnati come genitori nella scuola e da questo incontro ci aspettiamo un sostegno e una spinta per il nostro impegno educativo dentro e fuori la scuola stessa”. E dai ragazzi della scuola grande attesa per vedere il Papa. “Ci piace molto e non vediamo l’ora di poterlo salutare”. (da www.avvenire.it del 10/5/2014 – articolo a firma di Enrico Lenzi.

L’intervento di Suor Anna Monia Alfieri:
La giornata romana del 10 maggio inizia molto presto per i duecentomila che giungono da ogni parte d’Italia. Sin dalla tarda serata di ieri numerosi pullman turistici e treni straordinari hanno popolato strade e ferrovie: percorsi differenti, unica la direzione: Roma.

Diversi i luoghi di provenienza con diverse attese dei giovani, dei bambini, delle famiglie presenti.
Se unica è la destinazione altrettanto unico sembra essere il filo conduttore delle domande che corrono veloci nel cuore e nelle menti dei presenti.
“Tutta la scuola d’Italia”: un pensiero semplice e genuino che si leva alto sopra le visoni miopi che dividono e mortificano. Si ritrova l’essenzialità di un pensiero e la grandezza di un sogno: la scuola come luogo dove i nostri figli imparano ad accostare la realtà con spirito critico e costruttivo, che li renda uomini audaci e liberi, capaci di liberare le buone idee.
“Tutta la scuola d’Italia”, che supera in una meravigliosa visione d’insieme quei protagonismi che dividono, insieme all’individualismo che impedisce azioni utili a liberare la scuola italiana dalla morsa dell’immobilismo, che da molto tempo ormai la avviluppa.
Si restituisca alla famiglia italiana, alla persona, la garanzia di esercitare il proprio diritto alla libertà di scelta educativa, nel quadro di un pluralismo educativo.
“Siamo qui in tanti perché pensiamo che della scuola non possa fare a meno la società che intende riprendere il senso corretto di marcia”, dice il card. Bagnasco nel suo saluto. Prosegue definendo la scuola un atto di speranza che si rinnova ogni mattina nonostante i problemi numerosi e strutturali di questo servizio. Apre così alla libertà dei genitori verso i propri figli di educarli secondo i loro valori, ma sottolinea anche il dovere, da parte dello Stato, di rendere possibile tale diritto nei confronti dei cittadini.
“Ogni giorno la scuola statale e paritaria aprono le porte a otto milioni di studenti. Il dovere delle istituzioni è quello di restituite dignità alla scuola che, come è un bene comune, è un diritto di tutti”, dichiara il Ministro Stefania Giannini. Forte si leva l’applauso della piazza quando aggiunge che “questo diritto è anzitutto un dovere dello Stato garantirlo a tutti senza discriminazioni di sorta. Questo sarà il segno della più assoluta garanzia della libertà di scelta educativa”.
Alle 18.20 giungono le parole più attese dalla folla, quelle di papa Francesco. Le sue sono parole semplici, lineari, armoniche, di pace: “Avete realizzato una cosa bella, tutta la scuola, piccoli e grandi, docenti e genitori, statale e non statale. Ho sentito tante cose belle che mi hanno fatto bene. Sì, questo incontro è molto buono: un grande incontro della scuola italiana, tutta la scuola: piccoli e grandi; insegnanti, personale non docente, alunni e genitori; statale e non statale… Si vede che questa manifestazione non è “contro”, è “per”! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola”.
Le parole semplici ed essenziali del Papa sembrano interpretare le domande di ciascuno di noi e si levano alte come quei palloncini bianchi liberati a segno che la Scuola che educa al vero, al bene e al bello non ha paura della realtà.
“Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. E questo è bellissimo!” Il Papa conclude: “Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola!”.
L’auspicio: la scuola tutta, che forma menti critiche, ci orienti ad essere coscienza critica del mondo. Si divenga autentici, sovversivi, costruttivi e non si consenta più ad alcun limite, ideologia, approssimazione, individualismo di frapporsi fra un sacrosanto diritto e la sua garanzia. Una operazione, questa, semplicissima che mal si presta a dissertazioni sterili e insensate, a individualismi privi di intelligenza e a contrapposizioni costruite ad arte per scoraggiare e allontanare dall’unico epilogo che si possa scrivere.
La certezza: nulla potrà fiaccare la forte volontà di denunciare ogni giorno questa grave ingiustizia perpetuata da troppi anni verso la famiglia italiana, con gravi ripercussioni su giovani, scuola e societas…